Cosa sta facendo e cosa intende fare a livello nazionale e internazionale, il Governo, in tema di climate change?

Il mio intervento ieri in #Senato, a difesa di chi non può difendersi, a difesa di “#Gaia”, la nostra casa comune.

Vi ho sempre detto che resto me stessa, e so di non sembrare un “politico”, visto che non recito la parte o non urlo contro il prossimo, ma come ho già detto molte volte, non è il mio modo di fare.

Io studio, mi confronto con chi scientificamente approccia il problema e con i portatori di interesse, con voi, e poi chiedo a ministri di risolve o di portare miglioramenti, magari sostenendoli, come ho già fatto con il mio emendamento sulle #bioplastiche #compostabili.

Sto preparando alcuni disegni di legge che mirano a bilanciare due problemi che possono sembrare contrapposti: la cura del nostro ecosistema e il supporto al tessuto delle nostre aziende produttrici e di servizi. Non è facile ma è quello che studio da anni approccio sistemico, circolarità, visione olistica e integrata.

Per rientrare nei 3 minuti, ho dovuto tagliare l’interrogazione in più punti.
La inserisco qui per intero, attendo vostre osservazioni in merito! A presto!

L’ABBATE – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Premesso che

lo scorso dicembre a #Katowice, in Polonia si è tenuta la Conferenza delle Parti sul clima, la #COP24, che ha rappresentato una congiuntura importante in quanto si è svolta in concomitanza con una serie di “scadenze” legate al calendario dell’#AccordodiParigi (COP21) quali
– la pubblicazione del primo rapporto #IPCC sul riscaldamento globale;
– l’avvio di quello che viene definito “dialogo facilitativo” per promuovere nuovi impegni di riduzione delle emissioni;
l’IPCC ha presentato, nell’ottobre 2018, il suo speciale report che, per la prima volta, ha valutato gli impatti del cambiamento climatico sul target di 1,5 gradi. Basato su prove e dati scientifici, il documento ha dimostrato che il riscaldamento globale indotto dall’uomo ha già raggiunto 1°C sopra i livelli preindustriali e che sta crescendo, approssimativamente, di 0,2°C a decade. L’IPCC ha confermato che, fermandosi ad un aumento di 1 grado, circa il 4% dei territori globali potrebbero subire dei cambiamenti radicali nell’ecosistema. Tale cifra è destinata a più che triplicare (13%) nel caso di un incremento di temperatura pari a 2°C.

La conferenza si è conclusa con l’approvazione del manuale operativo per l’attuazione dell’Accordo di Parigi, il “#rulebook”, che ha stabilito fra le altre cose, l’utilizzo delle nuove linee guida nella valutazione dei gas #climalteranti prodotti e la redazione da parte degli stati membri di un inventario delle emissioni, con scadenza biennale.

Considerato che

Con il “#climatechange”, i ghiacciai si stanno sciogliendo, provocando un innalzamento del livello del mare, che potrebbe giungere fino a 7 metri. Come portavoce dei nostri territori, non possiamo che essere fortemente preoccupati. Immaginiamo gli impatti potenzialmente apocalittici e disastrosi per le nostre regioni insulari la Sicilia, la Sardegna e per quelle come la #Calabria la #Puglia che hanno sviluppato la loro economia e gli insediamenti urbani sulle coste. Tutto il mediterraneo è a forte rischio, sappiamo già della fascia di desertificazione dovuta al cambiamento climatico, che attraversa ben 10 paesi africani, e del corridoio di siccità del sud America, e delle conseguenze che ne derivano.
Consideriamo inoltre gli effetti che ci saranno sulle risorse idriche, sul territorio e sugli ecosistemi. Abbiamo già visto le eccezionali gelate che hanno devastato l’agricoltura pugliese. L’innalzamento delle temperature medie e massime sommato agli squilibri meteorologici influenzeranno la geografia delle culture e delle tecniche agricole, causando l’abbandono di crescenti porzioni di territorio, divenute oramai incoltivabili.
Entro il 2030 è possibile prevedere in Italia un calo del 30% del fabbisogno energetico legato al riscaldamento e un aumento del 72% legato alla climatizzazione e alla refrigerazione.
Il #rischioidrogeologico è destinato ad aumentare a causa del riscaldamento globale. Periodi prolungati di siccità, riducono la capacità di assorbimento del terreno, trasformando i fenomeni meteorologici più violenti in vere e proprie catastrofi naturali. Attualmente, i costi correlati al dissesto idrogeologico del territorio italiano sono stimati in circa 2,5 miliardi di euro l’anno, ma la cifra è destinata a levitare nel corso dei prossimi decenni come anche i costi legati al contenimento degli #incendi e alla #messainsicurezzadeiterritori.

Ritenuto che
riuscire a mitigare gli effetti del cambiamento climatico e a governarne le cause non è solo un dovere morale nei confronti delle future generazioni, ma anche una priorità strategica per l’economia nazionale italiana;
Si chiede di sapere:
Quali iniziative il Ministro interrogato intende adottare o ha già adottato sul piano nazionale ed internazionale per contrastare le conseguenze del riscaldamento globale;
Quali politiche di mitigazione finalizzate alla riduzione delle emissioni di gas-serra, e politiche di adattamento, volte alla minimizzazione degli impatti derivanti dai mutamenti del clima intende adottare;
Che tipo di strategia intende o ha già adottato al fine di garantire la #decarbonizzazione del sistema energetico nazionale, obbiettivo inserito nel #pianonazionaleintegratoEnergiaeclima.

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