Una parte del mio intervento all’evento sul ripristino della Natura:
La vita di più di un miliardo di persone dipende dalle zone umide, assorbono le piogge in eccesso arginando così il rischio di inondazioni, rallentano l’insorgere della siccità riducono al minimo la penuria d’acqua, purificano l’acqua, proteggono le coste e il suolo, ed hanno anche un valore estetico, ricreativo, ed economico. Ma a livello globale purtroppo si registra una perdita elevata delle zone umide, solo in Europa il 66% sono scomparse negli ultimi 50 anni. Le ragioni di tale declino includono l’uso eccessivo del suolo, la siccità, la salinizzazione, l’eutrofizzazione, l’inquinamento, la diminuzione della diversità biotica e le specie invasive. Il regolamento sul ripristino della natura, entrato in vigore nell’agosto 2024, è un atto volto a ripristinare la salute e la produttività dell’ambiente europeo. Ma i piani nazionali di ripristino devono essere fondati su prove scientifiche, per garantire che gli sforzi di ripristino siano efficaci e misurabili, e devono coinvolgere tutti i livelli come il regionale, poiché le politiche sulla biodiversità vengono spesso attuate a livello regionale. Dunque inclusivi e trasparenti, con un accesso pubblico tempestivo, garantendo che la società civile, gli scienziati e i decisori politici possano contribuire in modo efficace prima che le decisioni siano definitive. Per gli ecosistemi transfrontalieri sono necessari sforzi di ripristino coordinati tra i paesi confinanti, poiché politiche frammentate potrebbero dare luogo a risultati incoerenti e a una ridotta efficacia ecologica.
Inoltre dovrebbe essere inclusa una mappatura obbligatoria e precisa degli ecosistemi, dell’inverdimento urbano e del ripristino dei fiumi, per consentire un monitoraggio e una valutazione efficaci dei progressi del ripristino nel tempo.