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Ambiente, cosa cambierà con Joe Biden e Kamala Harris

L’ambiente si aspetta molto da Joe Biden e Kamala Harris.

Nelle ultime settimane di campagna elettorale il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America e la sua vice avevano più volte sottolineato l’importanza della questione climatica, dichiarando che in caso di vittoria avrebbero imposto al Paese un deciso cambio di passo soprattutto nelle politiche ambientali ed energetiche. “Una nuova rivoluzione energetica pulita”, l’aveva più volte chiamata Biden, che arriverà il 20 gennaio alla Casa Bianca con un programma ambientale da 1700 miliardi di dollari per il clima come piatto forte del Green New Deal. Una visione opposta a quella del suo predecessore.

Tra le prime azioni della nuova presidenza ci sarà il reintegro degli USA negli Accordi di Parigi. Dal 5 novembre, infatti, gli Usa hanno fatto ufficialmente un passo indietro dagli accordi sul clima di Parigi. Siglata nel 2015 da Barack Obama, l’intesa è stata stralciata da Donald Trump il quale, esattamente un anno fa, si era avvalso di una clausola di uscita diventata effettiva mercoledì scorso. Quello che ci si attende subito, è un rapido dietrofront di Washington su questa scelta.

Siglato da 195 paesi, l’accordo ha come obiettivo quello di contenere l’aumento della temperatura media globale entro +1.5 °C al di sopra della media pre-industriale, per ridurre i rischi e gli effetti associati al cambiamento climatico. Tra i paesi segnatari c’erano proprio gli Stati Uniti, con Obama che si impegnava a ridurre le emissioni di gas serra dal 26% al 28% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2025.

Il vero punto di arrivo della prossima amministrazione Biden-Harris, è però quello di rendere l’America anche una superpotenza energetica, sfruttando il sistema degli appalti pubblici per arrivare ad alimentare la nazione  interamente grazie ad energia rinnovabile.  Nel programma del Partito Democratico americano c’è poi anche la promozione dell’utilizzo di veicoli elettrici ed il potenziamento delle linee ferroviarie ad alta velocità per ridurre la dipendenza dal petrolio.

A seguire le storie di questi ultimi mesi tra Joe Biden e Kamala Harris c’è una divergenza di vedute in tema ambientale solo sul fracking, la fratturazione idraulica del terreno praticata dalle grandi compagnie petrolifere per il prelievo dell’oro nero.

La Harris, prima donna vicepresidente nella storia degli Stati Uniti, è ostinatamente contraria mentre Biden non ha mai parlato della messa al bando di questa tecnica, ma ha comunque detto di voler «vietare nuovi permessi per l’estrazione di combustibili fossili nelle aree federali».

Khamala Harris ha un “curriculum” ambientale che parla da solo. ll Green New Deal le è sempre stato fortemente a cuore tanto che ad agosto ha introdotto, insieme ad Alexandria Ocasio-Cortez, il Climate Equity Act,  atto legislativo avente come obiettivo la creazione di un Ufficio per la responsabilità di giustizia ambientale e climatica alla Casa Bianca. Ma è stata sempre la Harris a varare il piano formale sul clima, pubblicato nel settembre dello scorso anno, in cui si sarebbe impegnata a portare avanti un investimento di 10 trilioni di dollari per combattere il cambiamento climatico, ponendosi l’obiettivo di raggiungere il 100% di emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2045.

Da lei, però, il messaggio più importante è stato per tutte le donne. Nel suo discorso ha parlato del fatto di essere la prima donna vice presidente dell’intera storia degli Stati Uniti: «sono la prima, ma non sarò l’ultima», ha detto.

 

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