Vi inserisco una parte della mia intervista: Ritorno al nucleare, pubblicata su Today.it
Cosa non la convince dell’iniziativa del governo sul nucleare? Perché l’Italia non deve tornare all’energia prodotta dall’atomo?
″Concordo con la ricerca sull’energia nucleare. Quello che non convince è il progressivo declassamento delle fonti rinnovabili. Un mio emendamento chiedeva di effettuare ricerca e quindi investimenti su tutte le tecnologie esistenti, nel rispetto del principio della “neutralità tecnologica. Ovviamente è stato bocciato. Nelle audizioni alla Camera, sia il professor Federico Maria Butera sia il premio Nobel Giorgio Parisi hanno evidenziato come il nucleare oggi non rappresenti una risposta utile né tempestiva alla crisi energetica e climatica. Parisi ha ricordato che il nucleare è una fonte rigida, poco modulabile, incompatibile con un sistema energetico moderno basato su rinnovabili, accumuli, reti intelligenti ed efficienza energetica. Butera ha sottolineato invece come esistano già alternative mature, meno costose e più rapide da implementare, a partire dalle comunità energetiche. Tornare al nucleare significa distrarre risorse economiche da investimenti più urgenti e immediatamente efficaci.
Oggi sarebbe più utile investire su sicurezza energetica, indipendenza dalle fonti fossili e da combustibili che non abbiamo. Qualcuno sostiene che l’uranio sia presente anche in Italia, ma se fosse davvero conveniente estrarlo esisterebbe già una filiera produttiva. Il fatto che non esista dimostra che il mercato ha già dato una risposta chiara.″
Le commissioni Ambiente e Attività produttive di Montecitorio hanno votato gli ultimi emendamenti nelle scorse ore. Tra le novità c’è anche il coinvolgimento del Ministero della Difesa nella stesura dei decreti legislativi. Lei che ne pensa?
″Questo conferma quanto il tema nucleare non sia soltanto energetico, ma anche strategico e militare. È una scelta che rischia di aumentare opacità e centralizzazione decisionale, riducendo il ruolo dei territori e del Parlamento. Il nucleare civile comporta inevitabilmente questioni legate alla sicurezza nazionale, alla gestione delle infrastrutture sensibili e delle scorie radioattive. Inserire il Ministero della Difesa nella governance del settore significa riconoscere implicitamente questi rischi. Ma proprio per questo servirebbero maggiore trasparenza e più partecipazione pubblica, non meno. Il timore è che si voglia accelerare un percorso senza un vero confronto democratico e senza avere ancora chiarito nodi fondamentali: costi, gestione delle scorie, approvvigionamento del combustibile, sicurezza degli impianti e sostenibilità economica.″
Potete leggere l’intero articolo al link